lunedì 6 dicembre 2010

Apposta sulle poste - Step 4


Era notte, quella notte.
Una di quelle sordide e promiscue. Una promessa di piacere frammisto a senso di colpa. Accantonai quest’ultimo e protesi il mio ego,  non solo quello, verso nudità altrui. Tra i sospiri e le ombre giungevano distanti i crepitii dell’inverno, mentre noi giacevamo. Al sicuro, tra  pareti gialline  e scomposti, tra collinette di lenzuola arrotolate.
Era stato un incontro, il nostro, un incontro... idiota e furtivo. E non riuscivo, nemmeno allora, a spiegarmi  questa intimità che ci spingeva ad incontrarci, di nuovo, in ogni nostra parte corporea, nel tentativo di conoscere tutto, di assaporare tutto, di penetrare tutto...
Penetrare, appunto.
Fu proprio lì, quando la tensione, ai limiti del sopportabile, mi portava a richiedere l’apice conclusivo. Fu proprio lì, quando ogni previo tentativo di compostezza aveva ceduto il passo a sfrenata golosità amorosa. Fu proprio lì,  quando tutto era ormai fuoco dentro e ovunque ,ch’egli  sussurrò, tenero, all’orecchio:  "Hai pagato il bollettino postale?"
Non capii, ancora stordita e soprattutto travolta dall’inappagamento, e  risposi, a sillabe impastate: "Il bollettino...? Quale bollettino?"
Si alzò abbandonandomi alla fredda solitudine. Si rivestì con abiti che non ricordavo avesse tolto. Lo pensavo arrivato già nudo. Lo pensavo ancora nudo e il pensiero mi vibrava nel corpo come a cancellare gli ultimi istanti di sgomento.
Chiesi:
"Scusa Peppino…non sarai mica di Siracusa, tu?"
Uno sguardo soltanto, verso me ancora imperlata di vago sudore, e nessuna risposta. Poi una  porta chiusa. Dietro alle sue spalle.
Tentai di placare il prolasso emotivo che mi spingeva alle lacrime, invano.
Però.
Sul comodino, accanto all’involucro vuoto del profilattico, una sim Postemobile. NUOVA!

Vi odio tutti maledetti postali.
Maledetti.

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