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lunedì 17 gennaio 2011

MicroCarver - 4

di Dante Cruciani

Protesi
Sara, assonnata, rispose al citofono.
Una voce disse: - Scusi, le servono protesi?

Riconciliazione
La signora col cappellino bianco e il cane poco meno che isterico – zampette nevrasteniche ma muto; pelo irto – aspettava il treno sulla panchina del binario otto. Aveva un coltello nella borsetta.

Ne mancava sempre uno
In azienda, un esperto di Feng Shui aveva posizionato i tavoli in modo che i dipendenti potessero controllare tutti gli altri, tranne uno. Era sempre quello che non vedevi che faceva la spia. Il 7 ottobre del 2005, Massimo montò uno specchietto retrovisore al monitor del computer. Era una tecnica che aveva imparato a scuola, per passare il compito. Ma ancora non riusciva a vedere tutti i colleghi. Ne mancava sempre uno. Pochi mesi dopo l'azienda fallì perché si erano sconvolti gli equilibri ambientali, la sede crollò, ci fu un terremoto nella zona, e fiamme e lava uscirono dalle crepe del suolo. Quando tornò a casa, Massimo trovò sua moglie a letto con quello che non vedeva.

Dirk Bogarde
Mangiò sul divano, poi dormì. Il cuore fece uno scatto, verso le tre. Sognò che perdeva un ascensore in ritardo. Lo inseguiva su per le scale senza successo. Si svegliò con una coperta addosso che non aveva mai visto in casa. Aspettò tutto il pomeriggio una telefonata al telefono fisso. In televisione davano un film con Dirk Bogarde.

A quel tempo si era già tagliato la barba
Ci mise anni, ma riuscì alla fine a fare il giro dell'isola in windsurf. A quel tempo si era già tagliato la barba. Lo aspettava, all'arrivo, una banda di messicani che gli bucò la vela. Il capo, un certo Roberto, appassionato di pesca al cefalo, gli mise un braccio attorno alle spalle e disse: «Hybris. Sai cos'è, vero?»

Fosforescenza
In treno tutti dormivano, tranne il controllore. Girava per gli scompartimenti, tra i corpi che russavano, i piedi scalzi, gli scatti della testa, gli improvvisi risvegli momentanei, la fosforescenza di qualche portatile ancora acceso, gli squilli dei messaggi al cellulare, senza risposta.

Sono le piccole cose
Le piccole cose, diceva. «Sono le piccole cose che,» gli disse, tenendo la lunetta di un'unghia tra le dita e strofinandosi un occhio con l'altra. «Tu non ci stai più attento.»

Girarrosto
Alzò il girarrosto e disse: «Muori!», ma proprio mentre lo diceva si accorse di essere stato troppo melodrammatico. Lei smise di piangere. Era sensibile alle interpretazioni fuori registro.

Che ne sai tu della nave?
Sulla nave erano tutti morti di morte.

(continua)

lunedì 3 gennaio 2011

MicroCarver - 3

di Dante Cruciani

Perché mi fai ripetere dieci volte?
Da circa un anno girava il mondo sui cargo commerciali. Telefonava solo alla nonna, mezza sorda, così poteva restare in silenzio. Passava ore alla balaustra immaginando il fondo del mare, popolato da escrescenze fosforescenti e tentacoli senza capo.

Non dirmi "no, dai" sai
- Ti odio.
- No, dai.
- Non dirmi “no, dai" sai.
- No, dai.
- Guarda che urlo! Urlo? URLO!
- No, dai.
Michele sentì smorzarsi la volontà. Se ne andò in camera da solo, a piangere. Ma non ci riuscì.

Buchi sulla biancheria
Il tempo atmosferico aveva un che di perverso, in quei giorni di maggio. Ero in cassa integrazione da un paio di settimane e non riuscivo a fare altro che fumare sul balcone della cucina, cercando, con la cenere, di colpire le persone alla fermata dell'autobus, tre piani più in basso. Con la pioggia, tiravo anche i mozziconi sugli ombrelli aperti, sperando di appiccare. Mia madre mi telefonava solo quando la vicina del piano sotto si trovava i buchi delle sigarette sulla biancheria.
Non aveva neanche più bisogno di dirmelo. Alzavo il telefono e diceva: Hai capito.
Ho capito, rispondevo.

Santa Lucia
Lei gli aveva scagliato contro la stautetta di gesso di Santa Lucia senz'occhi, comprata in Sicilia. Lui l'aveva presa al volo, perché ci teneva, ma mentre cercava di parlarle, per chiarire la situazione, lei l'aveva già colpito in testa con la graticola di san Lorenzo.

Vuoi dirmi chi sei?
Non è complicata la pesca al luccio, pensava Francesco. Basta una lenza robusta e un'esca viva, o mobile. Basta un pescetto, pensava, che attiri il luccio all'amo. Sul catamarano tutti dormivano. Le stelle erano innumerevoli. Monica l'aveva dimenticato. E infatti, la mattina dopo, non lo riconobbe e ci vollero delle ore per convincerla che erano sposati da un paio di anni.

Un giorno avevo vomitato sul gatto
Ero sbronzo da giorni, da mesi, da anni, da non ricordo quando, e non ricordo cosa facessi, cosa pensassi. Avevo imparato a non barcollare, a non biascicare (se non in caso di necessità), a non stare male, nè svenire in luoghi pubblici. Un giorno avevo vomitato sul gatto e lui, da allora, contro natura, aveva deciso di non pulirsi più. Non si leccava. Ma quando mi vedeva tentava di strofinarsi sulle mie gambe. Non so. Mi sembrava che avesse uno sguardo vendicativo.

In che senso scusa?
- Mi passi il pane?
- Non so cosa ti è successo oggi. Sei cambiato. Cos'hai?
- In che senso scusa? Ti ho solo chiesto il pane.
- Non parlarmi così, eh.
- Ma io volevo solo...
- No! Tu sei pazzo. PAZZO.
Michele si sentiva frastornato, vide la galassia lontana, le stelle, la nascita di piccole nane gialle, la loro morte, i buchi neri, e solo dopo, dopo di ciò, un piatto di ceramica lo colpì sulla fronte.

qui gli altri MicroCarver

lunedì 20 dicembre 2010

MicroCarver - 2

di Dante Cruciani

Il riscaldamento era in blocco
La casa era silenziosa. Un'unica luce proveniva dal fondo del corridoio. Le stanze erano fredde. Si sentiva un cigolio.

Schiaffi, polvere, geometria
Quando sua moglie lo schiaffeggiava, Ettore rimaneva in silenzio. La rabbia che sentiva ribollirgli in pancia in quei momenti sembrava senza controllo. Per distrarsi pensava a Lobacevskij, al quinto assioma della geometria euclidea.

Senti anche tu questo odore?
Uscirono per prendere un po' d'aria. C'era nebbia e della campagna circostante non si vedeva nulla. “Senti anche tu questo odore?” disse lui. “La nebbia?” disse lei. “Aglio” rispose lui. Lei lo guardò, come se fosse stata colpa sua.

È per questo che ci siamo lasciati
Ero davanti alla porta e non avevo il coraggio. Mi aveva invitato lei, dopo che non ci sentivamo da mesi, ma non avevo il coraggio. Decisi allora di entrare dalla finestra. Quando mi vide urlò, poi disse: è per questo che ci siamo lasciati. La polizia, chiamata dalla vicina ottantenne, arrivò poco dopo. Il poliziotto mi guardò.

Vuoi dirmi che non eri tu?
Erano giorni leggeri, era un'aria sottile, il cuore quasi esplodeva. Francesco andò a pescare anguille nel fosso vicino a casa. Nel primo pomeriggio un cinese gli si sedette accanto, in quel modo che hanno i cinesi di stare seduti senza sedia. “Ieri ti ho sognato” disse il cinese, guardando da un'altra parte. “Tu e le tue anguille”. Francesco sentì un brivido.

Dai dove sono le forbici?
- Dove sono le forbici?
- Nel culo.
- Dai, dove sono le forbici?
- Te l'ho detto.
Michele resistette per qualche minuto, poi si guardò allo specchio.

Ce n'è solo uno per paio
- Non trovo i calzini
- Sono qua, non li vedi?
- Ce n'è solo uno per paio.
- Come uno? Non vedi che sono tutti?
Michele sentì imporvvisamente di aver perso l'uso dei numeri pari.

Loro non sono bidelli
Ci sono bidelli e bidelli, pensava Ettore. Quelli che diventano amici degli studenti, gli vendono i cracker e passano le fotocopie dei compiti in classe, e poi ci sono quelli come me. Pasta d'acciughe.

Anche loro avevano dei sassi in mano
Appena lui si girò, lei gli lanciò un sasso in testa, senza un vero perché. Era un sasso appuntito della grandezza di un piccolo pugno. Le due bambine si nascosero dietro le sue gambe. Anche loro avevano dei sassi in mano. Lei non fece nulla per nascondere il gesto. Lui la guardò. Si allontanò senza dire nulla, camminando all'indietro sull'argine. In qualche modo, sapeva di aver torto. Il campanile suonò le ore.

Quando ti trovi un lavoro vero?
Gli erano sempre piaciuti i funerali, ma odiava dover incontrare i parenti. “Allora quando ti trovi un lavoro vero?” gli chiedevano con quel sorrisino, come se allenarsi per le olimpiadi di videogiochi non fosse un'attività degna. Non avevano rispetto? Sua madre era stata letteralmente mangiata da un enorme pacman di metallo mentre faceva il tifo. Ma lui riusciva a vederli per quello che erano in realtà, tutti, tutti i parenti: un inseme di ossa e pixel, proiettati in bassa risoluzione.

(continua)

lunedì 22 novembre 2010

MicroCarver - 1

di Dante Cruciani

Neve
- Nevica, disse lui.
Proprio in quell'istante il bambino si mise a piangere e un piccione, instupidito dal freddo, colpì la finestra della veranda.
Lei lo guardò, come fosse stata colpa sua.

Trattori
Il fratello di mio padre aveva un'officina. A quel tempo riparava soprattutto trattori. Aveva perso due dita in non so quale incidente. Di notte non riusciva a dormire perché, diceva, sognava l'odore del grasso. Sua moglie faceva le parole crociate.

Vuoi dirmi che hai ancora fame?
Quel giorno il fratello di Francesco partì per andare a pescare trote e non si fece vedere per cinque anni. Sua madre smise di parlare, e il cane morì. Quando tornò disse solo: Ho fame. In quel momento Francesco capì tutto.

Ho buttato via tutto
- Ho bisogno di un goccio.
- Non c'è niente.
- Cosa?
- Ho buttato via tutto.
Michele aprì l'armadio e fissò il vuoto per quasi due ore. Si sentiva sudato dentro.

Tasti
Quando lavorava al computer, Ettore si estraniava. Sua moglie allora si rigirava nel letto ogni volta che lui premeva sui tasti, sperando che la notasse. Tutte le sere il gatto portava a casa un animale morto diverso.

Pioggia
- Piove, disse lui.
Proprio in quell'istante il bambino si mise a piangere e un'anatra dal torrente vicino si alzò in volo.
Lei guardò il bambino come se fosse colpa sua.

Loro non sono spazzini
Ci sono spazzini e spazzini, pensava Ettore. Quelli che vorrebbero essere dirigenti, avere due cellulari, un Suv, e poi quelli come me. La teoria delle stringhe.

Vuoi dirmi che non hai il cappello?
Quel giorno il padre di Francesco partì per andare a pescare carpe e non si fece vedere per dieci anni. Sua madre smise di bere, e l'altro cane morì. Quando tornò disse solo: Avevo dimenticato il cappello. In quel momento Francesco pensò che non aveva capito molto.

Niente
- E poi mi ha detto: faccio il mio lavoro. Vuole farlo lei?
- E tu?
- Niente.
- Bel lavoro di merda, dovevi dirgli.
Michele avrebbe voluto far finta di essere morto, piuttosto.

Càpita
Prima di morire, Robert Louis Stevenson tossì tre volte.


(continua)