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giovedì 10 marzo 2011

Se non riesci a dormire, piuttosto...

di Lopizia Starna


Io ebbi, con accezione di mania, un vezzo. 
Quello di dormire.
Di notte.
Nel letto.
Ma questa cosa  mi fu preclusa.
Sempre.
Il riposo diurno, al contrario, è una cosa che mi funzionò sempre. Molto bene. Benissimo. Vivere questo jet lag  fu affannoso. Avrei dovuto trasferirmi in Australia. Anche se, gli squali, per esempio, che in Australia sono innumerevoli come in pianura le zanzare tigre, avrebbero gravato sulla mia condizione onirica, ché di essi ho terrore. Tanto che non presi  mai in considerazione l’opportunità di trasferirvimici.
Fatto sta che quando il mio compagno si alzava per fare colazione, spesso mi ritrovava come mi aveva lasciata prima di andare a dormire, lui sì, sveglia e un po’ grigia di carnagione e a volte gialla dalla nicotina appiccicata al viso. E questa cosa non la apprezzò, neanche una volta. Scuotendo la testa calva  mi disse spesso: “Tu sei pazza”. E questo apprezzamento qua, sono io che non lo accolsi bene, mai. Allora scattarono  sensi di colpa e  vergogne assassine.

martedì 15 febbraio 2011

Ministero delle Semplificazioni - Linee guida per le suddivisioni categoriali

di Lopizia Starna

Le categorie spopolano tra i giovani e meno giovani. Anche tra i vecchi e i meno vecchi. Tutti questi fanno parte di una più grande categoria, quella degli esseri, oppure di una più piccola, quella dei giovani o meno vecchi che amano discettare circa le categorie.
Io, ad esempio, faccio parte di quella categoria che ama le categorie, in modo consapevole. Ci sono quelli che non le amano, e sono parte di un altro gruppo, oppure quelli che le amano (le categorie) ma non lo ammettono o almeno, non lo fanno consapevolmente.
Ognuno fa parte di una o più categorie le quali si basano sulle nostre somiglianze e sono un gran bel modo semplice di procedere. Anzi, ammetto di essere rapita dalle infinite possibilità di semplificazione che questa attività mi garantisce.
Che ne so, mettiamo che ci siano tanti uomini diversi, mettiamo. Quelli del gruppo A appartengono alla categoria bianchi, gruppo B, invece, neri. Gruppo C gialli, poi i rossi (gruppo D) e basta, come colori ci sono 4 categorie definite. Poi però si possono anche dare connotazioni varie. Per esempio, a caso, categoria B1: neri bislacchi e categoria B2: neri superdotati e bislacchi, B3: neri superdotati. Potrebbero esserci anche degli A bislacchi o A superdotati (raro), quindi potremmo creare anche la categoria degli A1 o A3. Oppure creare una categoria unica prescindendo dal colore quindi uomini bislacchi: categoria x, uomini superdotati: categoria y. Ad ogni categoria creata si può associare una reazione personale o di massa ben definita. Cat. B1 : disgusto cat. B3: interesse smodato, cat.B2: confusione.
Se la smettessimo di dare voce a questo sopravvalutato pluralismo e ci concentrassimo sulle somiglianze, potremmo comodamente fare nostro questo caos e redimerlo.
Faccio esempi concreti.
Dividiamo il mondo umano in due grandi categorie A:uomini B:donne. Poi assegniamo ad ognuna delle principali variabili un numero o una lettera per definirle in modo adeguato ed univoco. Ateo: 1, religioso: 2, religioso praticante: 3. Ricco: X Povero: Y. Eterosessuale: U, omosessuale: Z. Bianco: C, nero: D, giallo: E, rosso: F, e c’è anche marrone chiaro: G (me l’ero scordata). Aggiungiamo anche una connotazione geografica. Paesi poveri: H, paesi in via di sviluppo: I, paesi ricchi: L. Poniamo dei criteri. Che ne so B2XUCL può avere rapporti solo con A2XUCL. Mentre A1YZDH tendenzialmente dovrebbe limitarsi ad avere meno rapporti possibile siano essi di carattere umano o di natura commerciale. Con una piccolo sforzo, indicando la maggior parte delle relazioni possibili consentite sarebbe garantito un funzionamento perfetto della macchina globale. Aggiungerei un’ulteriore categoria, anzi una supercategoria chiamiamola OMEGA. Posta al controllo del corretto funzionamento del sistema e abilitata all’uso della forza coercitiva. Ah, è implicito il valore positivo di alcune categorie contrapposto al valore negativo di altre. Considerando una struttura occidentocentrica direi che i valori sono scontati e condivisibili.
Aggiungo solo che: è molto stancante e diciamolo, inutile, sprecare energie per decidere come agire di fronte ad una situazione inaspettata o, più in generale, ad una situazione. Se suona alla porta AGH ed io sono BCX con un solo piccolo e semplice sguardo alle relazioni consentite secondo i parametri corretti, so benissimo che non devo aprire, perché nessun tipo di relazione è consentita. Non devo affaticarmi e prendere in considerazione variabili che non sono menzionate tra le quelle possibili. AGH potrebbe avere molte ragioni per rivolgersi a me, potrebbe volere la mia morte o i miei soldi oppure consegnarmi un buono acquisto illimitato presso uno spaccio Malloni. Non ha importanza, non devo scervellarmi, posso continuare a bere il mio caffè. Tra l’altro, se questo sistema funzionasse non ci sarebbero ragioni per cui un AGH dovrebbe avere a che fare con il mio campanello. Nessuna relazione consentita.
Lavorando sulle semplificazioni si può vivere meglio. Non è uno scherzo, pensiamoci bene. Parola di Roberto.

lunedì 6 dicembre 2010

Apposta sulle poste - Step 4


Era notte, quella notte.
Una di quelle sordide e promiscue. Una promessa di piacere frammisto a senso di colpa. Accantonai quest’ultimo e protesi il mio ego,  non solo quello, verso nudità altrui. Tra i sospiri e le ombre giungevano distanti i crepitii dell’inverno, mentre noi giacevamo. Al sicuro, tra  pareti gialline  e scomposti, tra collinette di lenzuola arrotolate.
Era stato un incontro, il nostro, un incontro... idiota e furtivo. E non riuscivo, nemmeno allora, a spiegarmi  questa intimità che ci spingeva ad incontrarci, di nuovo, in ogni nostra parte corporea, nel tentativo di conoscere tutto, di assaporare tutto, di penetrare tutto...
Penetrare, appunto.
Fu proprio lì, quando la tensione, ai limiti del sopportabile, mi portava a richiedere l’apice conclusivo. Fu proprio lì, quando ogni previo tentativo di compostezza aveva ceduto il passo a sfrenata golosità amorosa. Fu proprio lì,  quando tutto era ormai fuoco dentro e ovunque ,ch’egli  sussurrò, tenero, all’orecchio:  "Hai pagato il bollettino postale?"
Non capii, ancora stordita e soprattutto travolta dall’inappagamento, e  risposi, a sillabe impastate: "Il bollettino...? Quale bollettino?"
Si alzò abbandonandomi alla fredda solitudine. Si rivestì con abiti che non ricordavo avesse tolto. Lo pensavo arrivato già nudo. Lo pensavo ancora nudo e il pensiero mi vibrava nel corpo come a cancellare gli ultimi istanti di sgomento.
Chiesi:
"Scusa Peppino…non sarai mica di Siracusa, tu?"
Uno sguardo soltanto, verso me ancora imperlata di vago sudore, e nessuna risposta. Poi una  porta chiusa. Dietro alle sue spalle.
Tentai di placare il prolasso emotivo che mi spingeva alle lacrime, invano.
Però.
Sul comodino, accanto all’involucro vuoto del profilattico, una sim Postemobile. NUOVA!

Vi odio tutti maledetti postali.
Maledetti.

mercoledì 24 novembre 2010

Apposta sulle poste - Step 3

di Lopizia Starna

È proprio autunno dissero.
È proprio autunno dissi.
È proprio autunno convenimmo.
Piovea d’un grigio così, che a bagnarsi il capo c’era da brizzolarsi. E fu in quel convenire ed impregnarsi d’acqua che iniziò la mia giornata.
Il resto fu assai peggiore.
Domenica 31 ottobre. Secondo giorno di fiera. Suonano le sveglie ad intervalli regolari dalle 6.30 alle 7.00. Dopo una lauta colazione comprendente una tazza di caffè e un’altra tazza di caffè, esco nel fetido mondo mattutino che mai mi arride. MAI. Perché lo avverso e non ne condivido le fulgide promesse. Piove. Ai cancelli, chiusi, una coda di auto e furgoni inferociti che sputano cattivissimi contro i cancelli. Chiusi. Perché chiusi?
Urgono coordinamenti con i miei soci lavoranti. Prendo il telefono. Pigio il tasto.
"Postemobile, l’operazione da lei richiesta non può essere effettuata. Credito insufficiente."
"Prego?"