di Austino Attizzo
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venerdì 27 maggio 2011
mercoledì 23 marzo 2011
Piero Scaruffi attacca nave della Guardia Costiera Britannica durante una contestazione anti-Beatles
di Austino Attizzo
Quando l’imbarcazione di un gruppo di Attivisti Anti-Beatles (AAB) si è avvicinata alle coste meridionali dell’Inghilterra, la Guardia Costiera Britannica ha immediatamente provveduto ad avvicinarla impedendole di proseguire utilizzando gli idranti. A quel punto, dalle profondità della Manica è comparso Piero Scaruffi, che è corso in aiuto della piccola imbarcazione consentendole di ripartire in direzione della costa.
Gli attivisti sono riusciti a sbarcare nelle vicinanze di Brighton, sulla cui spiaggia sono riusciti a piantare il noto vessillo con i volti dei favolosi quattro sfregiati e deturpati. L’imbarcazione della Guardia Costiera è invece stata trascinata nelle profondità del mare da Piero Scaruffi. Tra i membri dell’equipaggio non si conta alcun superstite.
Quando l’imbarcazione di un gruppo di Attivisti Anti-Beatles (AAB) si è avvicinata alle coste meridionali dell’Inghilterra, la Guardia Costiera Britannica ha immediatamente provveduto ad avvicinarla impedendole di proseguire utilizzando gli idranti. A quel punto, dalle profondità della Manica è comparso Piero Scaruffi, che è corso in aiuto della piccola imbarcazione consentendole di ripartire in direzione della costa.
Gli attivisti sono riusciti a sbarcare nelle vicinanze di Brighton, sulla cui spiaggia sono riusciti a piantare il noto vessillo con i volti dei favolosi quattro sfregiati e deturpati. L’imbarcazione della Guardia Costiera è invece stata trascinata nelle profondità del mare da Piero Scaruffi. Tra i membri dell’equipaggio non si conta alcun superstite.
giovedì 3 marzo 2011
Gomco Saga (2) - Tracce di Gomco sui pannelli solari della sonda Atena
di Austino Attizzo
Più di qualcuno si è domandato perché il satellite Atena continui a scattare fotografie ad alta risoluzione dei suoi pannelli solari. Il dettaglio di queste immagini è formidabile e mi ha fatto pensare che l’obiettivo sia verificare l’eventuale deposito di polvere spaziale sui pannelli. A questo proposito ho personalmente interpellato il ricercatore della NASA Keith Crowing, che così ha spiegato il significato di queste fotografie:
“Stiamo concentrandoci su questa parte della superficie della sonda, in quanto è l’unica raggiungibile dal braccio meccanico attrezzato di macchina fotografica. L’obiettivo è verificare se l’accumulo di polveri sui pannelli solari provochi una diminuzione nell’accumulo di potenza.”
“Nello specifico, sono io ad avere richiesto le immagini dei pannelli. I depositi di polveri provenienti da Marte rappresentano infatti un aspetto molto interessante in quanto contribuisce alla nostra comprensione dei processi climatici di Marte così come all’analisi di eventuali problemi d’ingegneria. Ci sono molte cose che non sappiamo, ad esempio, su qual è la ragione per cui le polveri tendano a formare dei veri e propri “castelli fatati”, strutture agglomerate formate da un insieme di forze elettrostatiche, così come siamo interessati a saperne di più sulle modalità in cui il gelo potrebbe incidere sul processo di sedimentazione. I pannelli solari sono una superficie eccellente per lo studio delle polveri.”
A questo punto, ignorando consapevolmente l’ordine di silenzio stampa impartito dalla NASA a tutti i suoi dipendenti, ho chiesto a Crowing un parere personale sulla natura del micro-disegno della Gomco Nave, fotografato lo scorso 12 dicembre e divulgato in forma anonima dal sito WJSIUUHAGGBC.com.
“Personalmente ti posso dire di non saperne molto. L’unica cosa di cui sono a conoscenza, è che nella serie di fotografie scattate sugli stessi punti tre giorni prima, quella raffigurazione non c’era.”
Più di qualcuno si è domandato perché il satellite Atena continui a scattare fotografie ad alta risoluzione dei suoi pannelli solari. Il dettaglio di queste immagini è formidabile e mi ha fatto pensare che l’obiettivo sia verificare l’eventuale deposito di polvere spaziale sui pannelli. A questo proposito ho personalmente interpellato il ricercatore della NASA Keith Crowing, che così ha spiegato il significato di queste fotografie:
“Stiamo concentrandoci su questa parte della superficie della sonda, in quanto è l’unica raggiungibile dal braccio meccanico attrezzato di macchina fotografica. L’obiettivo è verificare se l’accumulo di polveri sui pannelli solari provochi una diminuzione nell’accumulo di potenza.”
“Nello specifico, sono io ad avere richiesto le immagini dei pannelli. I depositi di polveri provenienti da Marte rappresentano infatti un aspetto molto interessante in quanto contribuisce alla nostra comprensione dei processi climatici di Marte così come all’analisi di eventuali problemi d’ingegneria. Ci sono molte cose che non sappiamo, ad esempio, su qual è la ragione per cui le polveri tendano a formare dei veri e propri “castelli fatati”, strutture agglomerate formate da un insieme di forze elettrostatiche, così come siamo interessati a saperne di più sulle modalità in cui il gelo potrebbe incidere sul processo di sedimentazione. I pannelli solari sono una superficie eccellente per lo studio delle polveri.”
A questo punto, ignorando consapevolmente l’ordine di silenzio stampa impartito dalla NASA a tutti i suoi dipendenti, ho chiesto a Crowing un parere personale sulla natura del micro-disegno della Gomco Nave, fotografato lo scorso 12 dicembre e divulgato in forma anonima dal sito WJSIUUHAGGBC.com.
“Personalmente ti posso dire di non saperne molto. L’unica cosa di cui sono a conoscenza, è che nella serie di fotografie scattate sugli stessi punti tre giorni prima, quella raffigurazione non c’era.”
martedì 1 febbraio 2011
Gomco Saga (1) - Avvistamento della Gomco Nave sopra Chicago?
di Austino Attizzo
Alle ore 21,30 del 26 gennaio 2011, un oggetto volante non identificato è stato avvistato da migliaia di persone sopra il cielo di Chicago. L’oggetto si è spostato in direzione sud-ovest per poi sparire in un lampo di luce senza lasciare traccia di sé.
L’oggetto è dapprima apparso sopra il Sears Tower con un inclinazione di circa 45 gradi rispetto alla parete nord dell’edificio, per poi eseguire alcune lente circonvoluzioni senza continuità di traiettoria. Per fortuna, il fotografo Nathan Hangen era lì presente al momento dell’avvistamento. Grazie a lui e alla sua Nikon Coolpix da 12 megapixel è stato possibile scattare una foto piuttosto dettagliata dell’oggetto, che potete vedere di seguito:
Il professor Atmosfera, dal suo laboratorio di Ginevra, asserisce trattarsi della fantomatica Gomco Nave, l’astronave così tanto citata nei libri dei Suddetti e condotta dal leggendario Capitan Clamp.
Sarà tutto vero o pura fantasia?
Alle ore 21,30 del 26 gennaio 2011, un oggetto volante non identificato è stato avvistato da migliaia di persone sopra il cielo di Chicago. L’oggetto si è spostato in direzione sud-ovest per poi sparire in un lampo di luce senza lasciare traccia di sé.
L’oggetto è dapprima apparso sopra il Sears Tower con un inclinazione di circa 45 gradi rispetto alla parete nord dell’edificio, per poi eseguire alcune lente circonvoluzioni senza continuità di traiettoria. Per fortuna, il fotografo Nathan Hangen era lì presente al momento dell’avvistamento. Grazie a lui e alla sua Nikon Coolpix da 12 megapixel è stato possibile scattare una foto piuttosto dettagliata dell’oggetto, che potete vedere di seguito:
Il professor Atmosfera, dal suo laboratorio di Ginevra, asserisce trattarsi della fantomatica Gomco Nave, l’astronave così tanto citata nei libri dei Suddetti e condotta dal leggendario Capitan Clamp.
Sarà tutto vero o pura fantasia?
mercoledì 5 gennaio 2011
Indagine sui lettori di riviste musicali on-line
di Austino Attizzo
Introduzione
L’Osservatorio Socio-Musicale dell'Associazione Nazionale Associazioni Musicali della Regione Veneto, ha avviato un’Indagine da svolgersi due volte l’anno, atta a conoscere quali siano le valutazioni espresse – a consuntivo - da un campione molto ampio di membri delle associazioni aderenti nei confronti di un insieme di fonti informative in campo musicale (riviste, portali, stazioni radiofoniche, ecc.). L’obiettivo è monitorare gli andamenti dei gusti, sostenendone i processi di crescita e di sviluppo.
Il questionario, predisposto con la consulenza di esperti, è stato progettato allo scopo di conoscere più le tendenze che i dati quantitativi, in modo da disporre per tutti i membri informazioni tempestive, con limitato dispendio di tempo ed energie da parte dei rispondenti.
La numerosità campionaria prevista è di 300 lettori di riviste musicali online, stratificati per le tre riviste considerate (ondarock, sentireascoltare, storia della musica), e per l’essere o non essere lettori abituali di quanto pubblicato da Piero Scaruffi nel suo portale personale. L’obiettivo è stabilire se le variabili di stratificazione qui considerate hanno un’influenza statisticamente significativa sulle modalità di acquisto di cd musicali. In questo caso, è stato chiesto agli intervistati qual è il numero di album acquistati negli ultimi 3 anni.
Risultati
Il piano è così definito:
Introduzione
L’Osservatorio Socio-Musicale dell'Associazione Nazionale Associazioni Musicali della Regione Veneto, ha avviato un’Indagine da svolgersi due volte l’anno, atta a conoscere quali siano le valutazioni espresse – a consuntivo - da un campione molto ampio di membri delle associazioni aderenti nei confronti di un insieme di fonti informative in campo musicale (riviste, portali, stazioni radiofoniche, ecc.). L’obiettivo è monitorare gli andamenti dei gusti, sostenendone i processi di crescita e di sviluppo.
Il questionario, predisposto con la consulenza di esperti, è stato progettato allo scopo di conoscere più le tendenze che i dati quantitativi, in modo da disporre per tutti i membri informazioni tempestive, con limitato dispendio di tempo ed energie da parte dei rispondenti.
La numerosità campionaria prevista è di 300 lettori di riviste musicali online, stratificati per le tre riviste considerate (ondarock, sentireascoltare, storia della musica), e per l’essere o non essere lettori abituali di quanto pubblicato da Piero Scaruffi nel suo portale personale. L’obiettivo è stabilire se le variabili di stratificazione qui considerate hanno un’influenza statisticamente significativa sulle modalità di acquisto di cd musicali. In questo caso, è stato chiesto agli intervistati qual è il numero di album acquistati negli ultimi 3 anni.
Risultati
Il piano è così definito:
mercoledì 22 dicembre 2010
Brian Eno metarecensisce se medesimo (male)
Brian Peter George St. John le Baptiste de la Salle Eno, meglio noto come Brian Eno, è senza dubbio il più significativo musicista del Novecento. Tra centinaia di anni verrà ricordato e celebrato come uno dei migliori compositori di sempre al pari di Mozart e Beethoven. L’avere avuto a che fare in poco meno di quindici anni (tra i primi ‘70 e la metà degli ’80) con un innumerevole campionario di generi musicali (dal pop al rock, dalla musica elettronica all’avanguardia, dal minimalismo al funkadelistico massimalismo di Talkingheadsiano ricordo) generando ogni volta straordinari capolavori e riuscendo, se non bastasse, ad inventare sotto-generi, quali l’ambient ed altre nuove forme musicali entrate nel vocabolario comune a tutti gli utilizzatori, compositori e non, che abbisognano di riempire i propri spazi con musiche al tempo stesso ascoltabili e di qualità, lo pone certamente allo stesso livello di Maurice Ravel, se non più in alto. Anzi, personalmente opterei per la seconda possibilità se non fosse che l’invidia personale nei confronti di tutte le celebrità viventi m’impedisce di esprimere il giusto riconoscimento delle loro qualità. Detto questo, veniamo all’oggi. Dall’ultimo contributo realmente significativo elargito da costui alla musica dei nostri tempi, ovvero sia alla produzione dei primi dischi di successo degli U2, sono trascorsi almeno 20-25 anni. Capirete quindi come intorno a lui si sia sviluppata un’area di sfiducia giustificata, di passatista convinzione secondo cui il genio si sia ormai esaurito per sempre. Eh già, perché i segnali di una decadenza sono tutti lì, evidenti, nei suoi infelici tentativi, eretti sulla punta ondeggiante della scontatezza, di esprimersi a tutti i costi in modo creativo. Un’ arte palmare quella di Eno, quasi da smart phone. Scegli un’app predefinita, ma che, cristo, fa fico solo per chi non ha mai conosciuto una qualsiasi fanzine sotterranea, ed ecco confezionata una musica, un audiovisivo, una pittura che originale vuole essere ma poi fallisce come ogni malcapitato oggetto artistico difronte alla portata dei suoi predecessori.
mercoledì 15 dicembre 2010
venerdì 26 novembre 2010
Opera e disonestà intellettuale spiccia del Re Censore
I requisiti per scrivere una buona recensione musicale
di Austino Attizzo
Una recensione musicale la si scrive prima di tutto senza necessariamente avere ascoltato bene il disco che si desidera recensire. A dire il vero non è necessario neppure averlo ascoltato tutto. Ma ancora più importante è tenere bene a mente che non è necessario essere esperti di musica, in quanto non sempre chi scrive belle recensioni ha ascoltato un numero statisticamente significativo di dischi. Ma ancora di meno è necessario che il recensore detenga il sacro lanternino del buon gusto. Cioè, non intendo dire che chiunque desideri scrivere una recensione lo possa fare. Questo no. Infatti, per farlo occorre avere pur sempre alcuni requisiti. Imprescindibili, indiscutibili, indispensabili, irrinunciabili requisiti che testimoniano la capacità di suscitare il giusto grado di coinvolgimento durante la lettura della recensione. Questo perché generalmente tutte le recensioni musicali sono affollate degli stessi termini così come delle stesse espressioni, come ad esempio: album, traccia, storia recente, suono, ripetuti all’infinito, intensità adolescenziale, fondamentale, amore dichiarato, eccetera eccetera. Il rischio per chi non detiene la giusta dose di “requisiti empatici” (diciamo così) è quello di affollare la propria recensione di cose prevedibili che poi finiscono per allontanare qualsiasi flusso abbordabile di lettori. Ma il requisito più importante è certamente quello di dare l’impressione che dietro una bella recensione musicale ci sia un autore grandissimamente e vanagloriosissimamente stronzo. Mi spiego meglio: se a scrivere una recensione sui The Jim Jones Revue, ad esempio, è un qualsiasi pappamolla preso a prestito dalle letture di Safran Foer, presto ogni degradante fluido incandescente emanato dalla musica dei The Jim Jones Revue perderà energia e tutta la sua forza dirompente. Dalla lettura della recensione devono trapelare umori e vibrazioni. La recensione deve per lo meno cercare di riprodurre in scala 1:1000000 le vibrazioni emanate dalla musica, altrimenti che senso avrebbe una recensione musicale? Occorre che l’autore di recensioni si senta parte in causa della musica, fino anche a immedesimarsi nella rock star di cui egli stesso scrive (considerando che è pressoché accertato che dietro ogni critico operante entro i confini di qualsiasi disciplina si nasconde un artista fallito in cerca di conquistarsi una piccola fetta di notorietà). Ah, e poiché la musica è frutto di uno sforzo anche seppure solo tecnico, è giusto pure che altrettanto sforzo ci debbano mettere coloro che così grande responsabilità hanno nella sua diffusione. Altrettanto importante è saper parlar male di un cattivo prodotto. Se non si è in grado di andarci giù di brutto è meglio neppure provarci, in quanto il confine tra l’esito drammatico di ogni singola nostra affermazione è sempre regolato dalla nostra capacità di evitare in ogni istante di cadere nel ridicolo. Quindi è bene essere dotati di quest’altro necessario requisito che consente di sostenere la propria opinione col giusto grado di coerenza e di faccia tosta nonostante l’evidenza contraria dei fatti.
di Austino Attizzo
Una recensione musicale la si scrive prima di tutto senza necessariamente avere ascoltato bene il disco che si desidera recensire. A dire il vero non è necessario neppure averlo ascoltato tutto. Ma ancora più importante è tenere bene a mente che non è necessario essere esperti di musica, in quanto non sempre chi scrive belle recensioni ha ascoltato un numero statisticamente significativo di dischi. Ma ancora di meno è necessario che il recensore detenga il sacro lanternino del buon gusto. Cioè, non intendo dire che chiunque desideri scrivere una recensione lo possa fare. Questo no. Infatti, per farlo occorre avere pur sempre alcuni requisiti. Imprescindibili, indiscutibili, indispensabili, irrinunciabili requisiti che testimoniano la capacità di suscitare il giusto grado di coinvolgimento durante la lettura della recensione. Questo perché generalmente tutte le recensioni musicali sono affollate degli stessi termini così come delle stesse espressioni, come ad esempio: album, traccia, storia recente, suono, ripetuti all’infinito, intensità adolescenziale, fondamentale, amore dichiarato, eccetera eccetera. Il rischio per chi non detiene la giusta dose di “requisiti empatici” (diciamo così) è quello di affollare la propria recensione di cose prevedibili che poi finiscono per allontanare qualsiasi flusso abbordabile di lettori. Ma il requisito più importante è certamente quello di dare l’impressione che dietro una bella recensione musicale ci sia un autore grandissimamente e vanagloriosissimamente stronzo. Mi spiego meglio: se a scrivere una recensione sui The Jim Jones Revue, ad esempio, è un qualsiasi pappamolla preso a prestito dalle letture di Safran Foer, presto ogni degradante fluido incandescente emanato dalla musica dei The Jim Jones Revue perderà energia e tutta la sua forza dirompente. Dalla lettura della recensione devono trapelare umori e vibrazioni. La recensione deve per lo meno cercare di riprodurre in scala 1:1000000 le vibrazioni emanate dalla musica, altrimenti che senso avrebbe una recensione musicale? Occorre che l’autore di recensioni si senta parte in causa della musica, fino anche a immedesimarsi nella rock star di cui egli stesso scrive (considerando che è pressoché accertato che dietro ogni critico operante entro i confini di qualsiasi disciplina si nasconde un artista fallito in cerca di conquistarsi una piccola fetta di notorietà). Ah, e poiché la musica è frutto di uno sforzo anche seppure solo tecnico, è giusto pure che altrettanto sforzo ci debbano mettere coloro che così grande responsabilità hanno nella sua diffusione. Altrettanto importante è saper parlar male di un cattivo prodotto. Se non si è in grado di andarci giù di brutto è meglio neppure provarci, in quanto il confine tra l’esito drammatico di ogni singola nostra affermazione è sempre regolato dalla nostra capacità di evitare in ogni istante di cadere nel ridicolo. Quindi è bene essere dotati di quest’altro necessario requisito che consente di sostenere la propria opinione col giusto grado di coerenza e di faccia tosta nonostante l’evidenza contraria dei fatti.
martedì 16 novembre 2010
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