venerdì 31 dicembre 2010

Distinta Sanjuro - Le quindici peggiori gallerie fotografiche di Repubblica.it

di Gualtiero Bertoldi e Dante Cruciani


15 - Il tuffo sottozero
L’anno inizia con una galleria che dà il tono delle foto di repubblica.it, e che illustra nel migliore dei modi il probabile diktat redazionale che vige sulle selezioni fotografiche (il quale più o meno deve suonare così “qua si pubblicano foto di balordi e culi mosci”). In particolare la seconda e terza foto innescano una sequenza di irresistibile flaccidità.

14 – La bambola gonfiabile
Sesso? C'è. Fetish inquietante? C'è. Velata degradazione della donna? C'è. Vi abbiamo appena presentato gli ingredienti fondamentali per comparire nelle gallerie fotografiche di repubblica.it a colpo sicuro. Attenzione alla terza foto, in cui viene introdotto un personaggio a sorpresa!

13 – SONO MATTI QUESTI MUSI GIALLI
Da notare la foto 11, dove appare un robot con la testa di donna a metà tra una sculacciatrice e un ventilatore.

12 – Prova con questo
Bisogna provare il nuovo stile grafico delle gallerie di repubblica.it? Nessun problema - fate inserire allo stagista una decina di foto a caso (tipo, che ne so, il proprio gatto, l'Inter, Silvio Orlando, la modella figa, il bagagliaio della macchina del caporedattore etc) e poi dimenticatevi di cancellare la galleria di prova. Un posto nell'olimpo del post-giornalismo non ve lo leva nessuno.

11 – La panchina lunga
È l’emblema delle gallerie di repubblica.it: foto raccattate a cazzo, di provenienza e qualità diversa senza un vero significato se non quello di fare concorrenza ai servizi del tg1.

10 – Esiste e lotta fra noi
Nessuna pruderie, nessuno scoop, nessun personaggio; il tentativo di repubblica.it di fare gossip spara ad altezza Nonna e sceglie una protagonista che non sa neppure mimare una sbronza per riuscire a finire sui giornali normali.

9 – This looks shopped
Senza alcun senso. Il filone photoshop però è abbastanza presente nelle gallerie. La questione è interessante: perché una sorta di rubrica di foto inutili, dannose, mezze false e fatte male talvolta si sente in dovere di mettere in allerta i lettori (sempre e naturalmente coperta dall’etichetta della curiosità…)?

8 - La grande vacanza
Tremonti in pellicciotto sulla slitta fa il paio con le foto, sul sito del ministero, di Frattini in vacanza.

7 – Tondo doni
La sagra dell'aberrazione da grandangolo. Che no, non rende le foto più drammatiche; no, non le rende più fighe; no, non le rende più d'impatto. La distorsione da fish-eye rende semplicemente le foto tonde. Foto tonde. Sant'iddio.

6 – What is this I don’t even...
Vogliamo (non) parlare della quarta foto? E del fatto che i personaggi siano freaks con moncherini o con mani senza dita? I casi sono due: o i non vedenti hanno perversioni che neppure m’immaginavo, oppure devo seriamente rivedere tutte le mie concezioni inerenti il nudo.

5 – Fahrenheit 451
Stranamente, un episodio che è rimasto fuori da tutti i resoconti di fine anno. Eppure è innegabile l’impatto che queste foto hanno avuto su un certo immaginario nordestico (e purtroppo anche su quello di tutti gli altri).

4 - Ecchime qua
Ehi presto ci son dei poveri sfigati da prendere in giro! Correte! Una galleria degna di Paperissima, manca solo Jerry Scotti che fa la voce over da terrunciello.

giovedì 30 dicembre 2010

Distinta Sanjuro - Le cinque querelle letterarie italiane del 2010

e che il Baretti abbia pietà di noi

di Gualtiero Bertoldi

5 – Partiamo con una baruffa di cortile, uno scambio di commenti e post non richiesti fra il nostro intellettuale da salotto Ikea preferito (il salotto Ikea, non l’intellettuale) Matteo Bordone, e il sempre vigile (davvero, mai che se ne perda una, quando qualcuno parla di lui in un qualsivoglia luogo eccolo che fa la sua comparsa a rintuzzare commento su commento (c’avrà qualcosa tipo il senso di ragno)) Tiziano Scarpa. La materia del contendere non è interessante (la solita solfa sul come e cosa uno scrittore dovrebbe scrivere), quanto la dialettica che si sviluppa fra i due. Di quale tipo sia, lascio a voi decidere.

4 - Saviano. Basta la parola. Gli studenti protestano? Lui scrive una lettera a Repubblica. Il Dal Lago lo blandisce? La Janeczek ci tira fuori il solito brodo allungato. Max fa la porcata editoriale? Il web si scatena. C'è il problema di coscienza nel pubblicare per Mondadori? Apriti cielo. Sono oramai un paio d'anni che non si muove foglia senza che non venga tirato in mezzo (o decida lui sua sponte di intervenire) Saviano. Fra qualche altro anno verrà probabilmente ricordato come il lady Gaga dell'agone letterario italiano.

3 - È stata la Grande Polemica dell'Estate: il ruolo dell'intellettuale italiano nella società e nell'industria culturale italiana (qui un esempio, ma se andate sugli archivi di luglio e agosto di Stilos o Nazione Indiana trovate anche altri interventi). L'estate a cui mi riferisco è quella del 1977, ovviamente.

2 - Gli under 40. Altro argomento di un'acutezza spaventosa, imposto da quegli artisti del trollaggio critico-letterario a nome Archibugi e Cortellessa. La raccolta completa di link a riguardo la trovate sul sempre valido Zarizin (è un blog che cambia spesso nome ma non indirizzo); qui, a voler fare una superstringa di tutta la pappardella in questione, viene fuori qualcosa del genere – cosa deve fare uno scrittore under 40 italiano, o uno scrittore italiano in generale, per essere considerato bravo, ma bravo davvero? Presto detto: bisogna trovare una propria voce; bisogna trovare una propria idea; bisogna analizzare il proprio periodo storico; bisogna trascendere il proprio tempo; bisogna partire da qua; bisogna partire da là; bisogna leggere gli ammeregani; bisogna leggere gli italiani di una volta; bisogna leggere gli italiani contemporanei del futuro; bisogna schifare il successo; bisogna affrontare il sistema mediatico; bisogna pubblicare di meno; ma anche no; in Francia stan messi meglio e non si fanno pippe; macché, in Europa stanno messi con le pezze al culo come noi; il mercato è cattivo; il mercato non è poi così cattivo; non ci son più gli scrittori di una volta: meno male; non ci son più gli scrittori di una volta: che amarezza; il problema vero è la critica; il problema vero è la forma romanzo; il romanzo è morto [no, sul serio, son riusciti a scriverlo ancora]; è tutta una cricca!; è tutta una noia!; è tutto un schifo!; vi siete dimenticati di Ciccio Pasticcio, vergogna; vi siete dimenticati di Lello Vitello, vergogna; no, vergognati tu; no, vergogna tu; vergogna; vergogna.

1 - Al primo posto non poteva che esserci il consueto pterodattilo nello sgabuzzino italiano, ovvero il dilaniante dilemma "pubblicare o no per Abberluscone?" riportato alla ribalta da una riflessione di Vito Mancuso. Fra premesse personali, sedute di autocoscienza, note a margine, alzate di scudi, rigiri di accuse, distinguo e proclami, il tutto s'è risolto nell’ennesima occasione nella quale s’è scritto e s’è straparlato sostanzialmente di se stessi, di quello che s’è fatto-detto-vissuto-lottato-conquistato-contraddizionato-liberato-etceterato, e non di un qualche metodo o sistema per seppellire il sempre presente pterodattilo.


**bonus track**
il dialogo monologante (o il monologo dialogico, fate voi) fra Lucio Angelini e Marco Candida a riguardo della pubblicazione di quest'ultimo sul tomo Best European Fiction (qui, qui e qui, in ordine cronologico) non sarà stato molto rilevante a livello generale, ma ha assicurato dei buoni quarti d'ora di esuberanza e gaiezza

mercoledì 29 dicembre 2010

Distinta Sanjuro - Sette motivi per cui alla fine di questo anno non propriamente funzionale ho cominciato praticamente per la prima volta in vita mia a leggere libri di merda italiani contemporanei

e molto ha ddà’vvenì

de Il Vostro

7 – perché temo il dolore fisico ed il ricorso al personale medico tantissimo; e una volta per esempio mi doleva un dente in maniera lancinante, e altro non ho trovato di meglio da fare, per tentare di ignorare il dolore, che provocarmene uno diverso, di intensità maggiore ma di piano differente; e ho cominciato nello stesso pomeriggio due libri di un mio per-me famigerato concittadino.

6 - perché capita alle volte in questa città del nord-est-che-produce di bere troppo: e quando sei nell’etilemìa ti càpita di combinare cose – od iniziare a combinarle – che se fossi sobrio, invece, bene ti guarderesti dal, eccetera.

5 – ah, sì: perché nella boria portentosa che ogni tanto avrei in animo d’esprimere con più impulso, mi piace vellicare il Senso di Raggiungimento e dirmi che sì, ho fatto bene – benissimo – a lavorare testardo e pignolo e silenzioso e autoflagellante ad uno stile - il mio - di scrittura: il quale è sagomato a colpi di martello vigorosi contro le pareti dello stampo del come-lo-voglio-io.

4 – perché una qualche sfumatura della coscienza mi dice Il dibattito contemporaneo come puoi stargli fuori eccetera.

4bis – perché i compari mi provocano su Il dibattito contemporaneo come puoi stargli fuori eccetera; e io non riesco ohimè a ignorare una provocazione a mio danno.

3 - know your enemy, o qualcosa del genere.

2 – perché devo capire, devo capire, devo capire.

1 – perché il mio primo animale domestico, un adorabile cucciolo di setter, un giorno stranamente freddo di un crudelissimo aprile di più di venticinque anni fa correndo dietro a’un gatto randagio si lanciò d’improvviso sulla strada, dove venne travolto e ucciso da un furgonato che trasportava libri dell’Einaudi Stile Libero, di Mondadori Strade Blu e della Sironi.

0 – perché nascostamente la nostra Anima sempre spera, e brama, d’incrociare in fine, lungo questo cammino terreno, l’Oggetto che abbia a redimere i nostri pregiudizi.

-1 – in realtà, e per fortuna, in questo ambito almeno, i miei pregiudizi pressoché sempre vengono, pare, confermati.

martedì 28 dicembre 2010

A ognuno la sua croce

























ché a Natale qualcuno si deve pur sacrificare (sì, siam tornati, più lipidici che mai) (qui l'indimenticata performance video della babsi jones jones babsi inerente il libro di cui sopra) (il tutto si tratta di una sapida anticipazione di una altrettanto sapida e nuova rubrica di Sanjuro: Squalo Pinguino! Dal prossimo mese su questo blog)

venerdì 24 dicembre 2010

Le buone feste

Sanjuro si prende qualche giorno di pausa, come tutti voi, e torna il 28 dicembre con alcune sorprese di fine anno. Nel frattempo, una speciale cartolina di auguri per tutti i nostri lettori (e se non sapete che regalo fare, date un occhio alla strenna critica)

giovedì 23 dicembre 2010

Critica ignorante - Strenna critica!

di Gualtiero Bertoldi

La rubrica giusta per chi oddio, è già il 23 dicembre e non ho comprato un regalo per chicchessia, e sa che la risposta, fra una mestolata di ponce e una tazza di zabov, alle domande “ora come faccio? dove vado? cosa compro?” è: un libro!, ma ancora non ha deciso, a caso, con che libro esattamente fare brutta figura.
Critica ignorante! Il modo migliore per donare un regalo sgradito e chiudere finalmente i ponti con quei parenti che si vedono una volta l’anno.

mercoledì 22 dicembre 2010

Brian Eno metarecensisce se medesimo (male)



Brian Peter George St. John le Baptiste de la Salle Eno, meglio noto come Brian Eno, è senza dubbio il più significativo musicista del Novecento. Tra centinaia di anni verrà ricordato e celebrato come uno dei migliori compositori di sempre al pari di Mozart e Beethoven. L’avere avuto a che fare in poco meno di quindici anni (tra i primi ‘70 e la metà degli ’80) con un innumerevole campionario di generi musicali (dal pop al rock, dalla musica elettronica all’avanguardia, dal minimalismo al funkadelistico massimalismo di Talkingheadsiano ricordo) generando ogni volta straordinari capolavori e riuscendo, se non bastasse, ad inventare sotto-generi, quali l’ambient ed altre nuove forme musicali entrate nel vocabolario comune a tutti gli utilizzatori, compositori e non, che abbisognano di riempire i propri spazi con musiche al tempo stesso ascoltabili e di qualità, lo pone certamente allo stesso livello di Maurice Ravel, se non più in alto. Anzi, personalmente opterei per la seconda possibilità se non fosse che l’invidia personale nei confronti di tutte le celebrità viventi m’impedisce di esprimere il giusto riconoscimento delle loro qualità. Detto questo, veniamo all’oggi. Dall’ultimo contributo realmente significativo elargito da costui alla musica dei nostri tempi, ovvero sia alla produzione  dei primi dischi di successo degli U2, sono trascorsi almeno 20-25 anni. Capirete quindi come intorno a lui si sia sviluppata un’area di sfiducia giustificata, di passatista convinzione secondo cui il genio si sia ormai esaurito per sempre. Eh già, perché i segnali di una decadenza sono tutti lì, evidenti, nei suoi infelici tentativi, eretti sulla punta ondeggiante della scontatezza, di esprimersi a tutti i costi in modo creativo. Un’ arte palmare quella di Eno, quasi da smart phone. Scegli un’app predefinita, ma che, cristo, fa fico solo per chi non ha mai conosciuto una qualsiasi fanzine sotterranea, ed ecco confezionata una musica, un audiovisivo, una pittura che originale vuole essere ma poi fallisce come ogni malcapitato oggetto artistico difronte alla portata dei suoi predecessori.